un NO miope

Posted: 16/02/2012 by maxsenior in Considerazioni, Varie

ndrriceviamo e pubblichiamo

Esco un po’ fuori dal nostro solito argomento di discussione rossonero e dico la mia sul no all’Olimpiade di Mario Monti.

A parere mio l’Olimpiade romana era un’occasione per risollevarsi, di fare ammenda dei propri errori passati nell’organizzazione dei Grandi Eventi ed anzi prenderli proprio a pretesto per dimostrare al mondo le capacità della nuova Italia del secolo XXI, una magnifica possibilità per dire “L’Italia risorge!” contro tutte le avversità, le crisi, le difficoltà …
Invece così si notifica ufficialmente a tutti che qui non c’è più progettualità, non c’è più sogno, non c’è più volontà di combattere, che siamo un paese di morti che camminano e non vogliamo prendene atto…

Non siamo forse meglio ma nemmeno peggio degli altri paesi del mondo, mi offende la giustificazione che viene data da questi tecnici, algidi personaggi venuti da Marte che pretendono di avere la Verità infusa e trattano noi Italiani come “minus habens”, gente che deve essere guidata per mano per evitare che si faccia la bua, una mentalità sparagnina, ed anche un filo razzista, tipica di un ragioniere come in fondo Mario Monti è, non di uno Statista che guarda lontano …La visione contabile va bene, ma la gente è stanca, disillusa, impoverita fuori ma anche dentro: quello dell’Olimpiade era un sogno che sarebbe partito se tutto andava bene tra due anni, si sarebbe concluso tra otto e avrebbe ridato slancio a tante cose, sul piano occupazionale, dell’Immagine nazionale, delle opere strutturali, della diffusione dell’attività sportiva tra i giovani…
Ma ormai siamo un paese di vecchi bacucchi, più ancora nella mentalità che per l’anagrafe, ragioniamo solo a breve, senza un minimo spazio all’immaginazione, in attesa che la Morte ci prenda: non avere più avuto un ‘Olimpiade estiva dal ’60, essere stati esclusi dall’organizzazione di ben due Europei di calcio, nell’ultimo caso addirittura da Polonia e Ucraina!!!!, non ci ha migliorato le cose, anzi…

Un uomo solo, mai eletto da nessuna parte, uno che fino a quattro mesi fa campava di articoli sui giornali, conferenze e lezioni all’Università oltre che di prebende da parte di svariati istituti internazionali identificati o meno,ha deciso in due minuti,senza consultarsi con nessuno e senza sentire ragioni, di cassare un lavoro di due anni, nonostante la lezione positiva di Torino 2006, il parere contrario dei partiti che lo appoggiano, del CONI, di una commissione appositamente costituita per valutare gli oneri dell’impresa, degli atleti, di personalità del mondo culturale….E mentre questo succede si candidano con buone probabilità di successo Madrid, capitale di quella Spagna che sta messo MOLTO peggio di noi, Tokyo, nonostante terremoti, tsunami, fughe radioattive ed un debito pubblico molto superiore al nostro, in termini percentuali ed assoluti, persino Istanbul…
Ma d’altronde il Premier Monti è uno che le virtù terapeutiche dello sport e dei sogni che lo stesso si porta dietro nemmeno sa dove siano di casa.
?”Meglio fare e poi pentirsi che pentirsi per non aver fatto”, lo diceva un grande come Niccolò Machiavelli già nel ’500. Siamo rimasti fermi ad allora, un paese che ha paura della propria ombra, che preferisce non fare per paura che si faccia male, e che così sta lentamente morendo…

Continuiamo così, facciamoci del male…

Yoghi

riceviamo e pubblichiamo…

Posted: 10/02/2012 by maxsenior in Considerazioni

CHI VIVRA’ VEDRA’

A metà degli anni ’30 l’aeronautica italiana era la migliore del mondo: le trasvolate oceaniche, il centro di Guidonia, i numerosi records avevano dato all’ “Arma azzurra” una dimensione quasi mitica, nel segno di una temibile dimostrazione di tecnologica perfezione.

L’accelerazione degli eventi succeduta alla sempre maggior aggressività della Germania, la guerra civile spagnola, la crisi etiopica ed infine la questione di Danzica indussero però nei cinque anni successivi le maggiori Potenze europee a riarmarsi, a migliorare le procedure di mobilitazione, a prepararsi sul piano industriale, tecnologico e morale in vista di quel conflitto “definitivo” che appariva ormai imminente.
L’Italia però non comprese il momento storico, o non volle comprenderlo, così, quando entrò in guerra, si vide subito che al di là delle manifestazioni di piazza, delle frasi roboanti, delle grandiose parate c’era ben poco e proprio l’ “Arma azzurra”, nonostante l’enorme coraggio dei piloti e la sua apparente imponenza, si dimostrò una tigre dai denti di carta: certo, le “inique sanzioni” per l’aggressione all’Etiopia erano state pesantissime, ma oltre a questo avevano contato soprattutto l’ignavia e la superficialità della nostra classe dirigente e la presenza di enormi conflitti d’interesse che spingevano, consapevolmente o meno, in direzioni diverse contrarie agli interessi nazionali. Ad aggravare le cose, poi, le miopi gelosie tra le diverse armi ed un’obsoleta struttura industriale, tecnologica e militare che assorbiva in modo delirante le poche risorse disponibili.
Il risultato fu che la Regia Aeronautica entrò in guerra con biplani come quelli del ’15-’18, a tettuccio aperto e senza carena, armati di due mitragliette, con una tangenza operativa che non superava i 6000 metri, una velocità massima che non raggiungeva i 400 km/h, costretti ad affrontare Spitfires ed Hurricanes, monoplani corazzati che salivano al doppio dell’altitudine, sfrecciavano a 600 km/h ed erano armati con quattro cannoncini ad alta cadenza di tiro.
I nostri piloti combattevano, certo, con perizia e con onore, spesso vincevano pure, ma in maggior parte venivano abbattuti come mosche, così come cadevano i nostri marinai, senza radar e senza portaerei, così come a maggior ragione si immolavano i nostri fanti, coi loro Mod.91 contro i mitra, con le “scatole di sardine” di 3 tonnellate contro gli Sherman di 30…
Sappiamo tutti com’è andata a finire: la nostra inferiorità ci portò ad un disastro che col senno di poi appare francamente inevitabile ed i ritardi accumulati sin dall’inizio non furono più recuperati successivamente, con le nostre città sotto le bombe e le sconfitte su tutti i campi di battaglia.

Perché ho parlato di questo? Quale attinenza ha un simile discorso con l’attuale situazione del nostro Milan, decisamente meno impegnativa e drammatica?
Be’, lo so, è un paragone ardito, probabilmente quasi irriguardoso, ma è da qualche giorno che ci penso, precisamente dal 31 gennaio scorso, passate le 19,00, e la partita di ieri sera mi ha confermato nelle mie convinzioni.

La verità è che siamo quasi alla vigilia del momento in cui anche il Milan dovrà capire cosa fare da grande, se continuare a vivacchiare come ha fatto negli ultimi cinque anni, contentandosi magari di competere per vincere nel solo ambito domestico, che solo ora sta faticosamente riprendendosi dopo lo tsunami di calciopoli (ma scommessopoli promette di essere devastante, forse anche di più), oppure provare a fare quello scatto, di orgoglio, economico, di programmazione che ci possa consentire con ragionevoli possibilità di aspirare nuovamente al trono europeo, come da imprimatur della Real Casa.
Il paragone con le vicende della Regia Aeronautica alla vigilia del secondo conflitto mondiale mi pare assolutamente calzante: siamo una squadra onusta di gloria ma ormai in gran parte vecchia e incerottata, mentre si approssima il fair play finanziario e contemporaneamente un nuovo mondo si apre di fronte al fin qui stagnante ambiente del calcio internazionale, un mondo fatto di squadre rampanti guidate da nuovi potentati economici; certo, non siamo la squadra più forte, non con questo Barcellona e con questo Real Madrid, ma credo non sia azzardato porci al terzo posto in un ideale podio europeo, forse alla pari col Bayern, e anche se sono d’accordo con chi ritiene che la nostra rosa sia talmente squilibrata che si possa allo stesso modo eliminare il Real come uscire con l’Apoel Nicosia è mia personalissima opinione che basti fare due o tre acquisti giusti per affrontare la prossima CL tra i favoriti.

Ma è la volontà vera di questa dirigenza? Si vogliono fare sul serio questi due, tre acquisti giusti?
Lo dico subito, sono ottimista, per tutt’una serie di considerazioni di cui magari parlerò in un’altra occasione, ma la lezione del caso Tevez deve servire da memento per Galliani e Super Silvio: perché dopo essersi sbilanciati così tanto, con le dichiarazioni, le foto, dopo aver pregiudicato l’esito di un derby, dopo tutto il lavoro che si è fatto per giungere ad un obiettivo, be’, quell’obiettivo VA COMUNQUE PRESO, a prescindere. A costo di rimetterci, magari con la riserva mentale di restituire il colpo alla prima occasione. A certi livelli c’è da fare un bilanciamento degli interessi in gioco e non è detto che un interesse meramente economico-contabile, per quanto grande, possa essere superiore ad uno di tipo mediatico-motivazionale oltre che tecnico, non almeno quando ci si è mossi così avanti da non poter tornare indietro (vero, Marina?)

Parliamoci chiaro: la cessione di Kakà, anche se dimostratasi a gioco lungo corretta sotto tutti i profili, è stata però condotta con una tale imperizia sul piano comunicativo da lasciare un segno profondo nella fiducia dei tifosi, un segno di cui si colgono in pieno gli strascichi ancora oggi, nel tracollo degli abbonati allo stadio, nei gruppi nati allora su facebook e tuttora sempre sul chi va là, nella facilità con cui moltissimi tifosi cedono allo sconforto alle prime avversità.
Bisognerebbe che qualche volta si tenesse conto di questo, nel modo di condurre le cose da parte dei pur validissimi Galliani, Braida e compagnia, perché il calcio è impresa, certo, ma per il semplice tifoso resta più che altro un grande sogno. Soprattutto ora, in piena crisi economica e morale.

Una cosa però è certa: su un crinale scivolosissimo e molto sottile, tallonati per ora da una mezza dozzina di competitori, stiamo inseguendo abbastanza da lontano le due grandi spagnole; abbiamo attrezzature anche modernissime, al top della categoria, ma altre in verità sono più usurate o semplicemente meno adeguate, e disponiamo pure di mezzi una volta eccezionali che però ora come ora sembrano giunti al termine della vita utile operativa. Al culmine di questo crinale però c’è una stazione di rifornimento che ci offre la possibilità di acquisire nuove forze, atte non solo a farci superare l’ostacolo ma addirittura a raggiungere e superare i due che ci stanno davanti: possiamo decidere di sfruttare questa possibilità oppure no, ma dobbiamo essere ben consci in quest’ultimo caso che oltre agli avversari che ci seguono ora dappresso ce ne sono altri, l’Anzhi, il PSG, il City, in Italia la rinata Juve, la Roma, persino il Napoli e forse anche il Palermo se sono vere le notizie sugli sceicchi pronti ad entrare nella società, pronti a sfruttare ogni possibilità per saltarci addosso e mangiarci vivi. E dopo di loro ce ne saranno altri, ed altri ancora.

Ecco perché a giugno si capirà se è nostra intenzione quella di ritornare ad essere grandi oppure se dobbiamo rassegnarci ad un destino di piccolo cabotaggio in un calcio minore, come sarebbe destinato a diventare il calcio italiano se si ostinasse a non rinnovare le sue pecche regolamentari (vincoli burocratici e legislativi), strutturali (stadi) e di mentalità (presidenti, allenatori, tifosi). Basta saperlo e regolarsi di conseguenza. Dicendo però la verità ai tifosi.
Chi vivrà vedrà

Yoghi

E’ cosi’, ma c’è una spiegazione…

Ricordate l’inizio del campionato? Eravamo nella stessa situazione.
Poi ricordate la rimonta fatta sulla Juventus? Col nostro strapotere? Con l’impresa sfiorata a San Siro contro i Marziani del Barcellona? Quello è il vero Milan, non questo.

E’ vero, il gioco stenta a decollare, ok. Ma giocatori come Aquilani, Boateng e lo stesso Pato, sono vitali per questa squadra.
Ricordate che impresa a Lecce? Quello era il Milan, un Abate super, che seppur con i suoi limiti si è dimostrata una risorsa importante.

Chiaro, ora come ora, non ci resta che sperare di recuperare al più presto i nostri, e tentare una clamorosa rimonta.
Nella mia vita non ho mai assistito ad un Milan che vince due scudetti di fila, e anzi, ho una specie di complesso di inferiorità nei confronti della Juve, forse perchè quando il mio amore per la squadra è entrato nel vivo i bianconeri “dominavano”.

Io continuo a pensare che in senso assoluto siamo più forti noi, e continuo a sperarci.
Stanotte riflettendoci serenamente sono giunto alla conclusione che basta solo una vittoria, magari in quel di Udine per rilanciare la squadra.

Forza Milan, sempre e comunque con te, noi possiamo essere l’ossigeno e l’energia che manca alla squadra in questo periodo nero.
Sempre con voi ragazzi, nella buona e nella cattiva sorte

Giovanni

…fino a che morte non ci separi

Posted: 09/02/2012 by maxsenior in Considerazioni, Varie

Esattamente un anno fa (giorno più giorno meno) ho subito un incidente domestico che mi ha provocato la frattura scomposta dell’omero. Scendevo le scale interne di casa per assistere a Milan-Parma.
Fino ad allora la mia vita era stata una come tante. Lavoro, famiglia, tirar la cinghia per togliersi qualche soddisfazione ma, tutto sommato, una vita abbastanza agiata, senza grossi problemi.
Vengo ricoverato d’urgenza all’ospedale ed il giorno dopo, operato.
Finalmente arriva il giorno delle dismissioni ospedaliere. Passano i gioni ma… qualche cosa non va nel mio braccio e nella mia mano sinistra.
Dall’ospedale dove ero stato operato, continuavano a dirmi che era soltanto un problema di tempo… il passar dei mesi comincia a farmi preoccupare.
Decido di fare visite specialistiche per mio conto e dopo, quattro visite da quattro specialisti diversi, la diagnosi è terrificante. Mi hanno, per errore, reciso i nervi del plesso brachiale il che tradotto significa essere condannato ad una menomazione permanente che mi impedirà, per il resto della mia vita di affettarmi il pane, di vestirmi, di guidare la macchina e tutta una serie di cose che, con un arto soltanto, saranno (per sempre) precluse.

La prima conseguenza è la perdita del lavoro (può un agente di commercio non spostarsi con la propria auto?)… terrore totale. La mia famiglia, senza il mio apporto, come tirerà avanti?
Si decide per la citazione davanti ad un giudice della Azienda Sanitaria responsabile. Subito dopo arriva la proposta di conciliazione (Maggio 2011)… iniziano le carte bollate e la burocrazia che fa da irresistibile freno a mano per chi, come me, ha bisogno.
E’ da qualche giorno (passati otto mesi) che mi è arrivato il giusto risarcimento e la vita, mia e della mia famiglia, è ripresa con la voglia di riguardare serenamente al domani.

Avete presente cosa significhi prelevare acqua da un pozzo dove la sorgente non generà più il ricambio ed il riempimento del pozzo stesso?… TERRORE!
Il tempo passava e all’orizzonte si vedeva soltanto l’inesorabile prosciugamanto del conto in banca… “e se non ce la facessimo ad arrivare a riscutere il nostro dovuto prima di finire i soldi?” era la domanda che immancabilmente ci facevamo tutti i giorni io e mia moglie.
Erano gioni in cui, dalla disperazione, arrivavi a dire cose che mai minimamente avresti pensato. Spsso mi ritrovavo a dire tra me e me “non ce la facciamo”
In quei giorni è avvenuto il “miracolo”. Quando cedevo io, trovavo subito mia moglie ed i miei figli pronti a non farmi mollare. Lo stesso succedeva quando “la crisi” capitava ad un altro compomente della nostra famiglia.

Insieme, perchè quando uno o una a cui tieni ha bisogno è quello il momento di correre in soccorso, abbiamo superato momenti che, senza ombra di dubbio, non riuscirei ad augurare al mio peggior nemico.
Sapete cosa mi sto godendo in questi giorni? I soldi? NO! Mi sto godendo gli sguardi di mia moglie e dei miei figli che dicono “INSIEME CE L’ABBIAMO FATTA!”
Mi sto godendo una famiglia più solida che mai con tanto di “scrematura” di falsi amici che ti sono vicini solo e quando non hai bisogno o quando puoi dar loro qualche cosa.

Perchè vi ho raccontato questo fatto personale?
Perchè sono profondamente convinto che, anche nel calcio, è nel momento del bisogno che dobbiamo stare vicini alla propria squadra.
Non mi è mai piaciuto il “abbiamo vinto”-”hanno perso”. Sono convinto che si perde e si vince insieme. Sono convinto che i meriti di una vittoria siano di tutti così come i demeriti di una sconfitta.

Certo, nel momento della difficoltà, è sacrosanto e doveroso far notare quello che non va ma, se davvero si ha a cuore una squadra di calcio (come una famiglia) si deve fare in modo da essere ascoltati, si deve trovare il modo di costruire e non distruggere con dileggio, offese o ultimatum verso chi, dichiariamo, fa parte della nostra vita.
Nella vita di chiunque ci sono alti e bassi. Com’è che quando ci sono “gli alti” è la “mia squadra” (o mia moglie, mio figlio…) e quando ci sono “i bassi” quella “mia squadra” diventa una “squadra di M.”?
Condividere seriamente un’idea, una passione, una vita, significa sapere che ci saranno giorni di esaltazione e giorni depressione. Se DAVVERO vogliamo il bene della persona, squadra etc. per la quale ci dichiariamo, dobbiamo essere consapevoli del fatto che la nostra presenza e sostegno sarà importantissima nei momenti brutti

Perdonatemi il “pistolotto” ma, dato che per Milan Day navigo un mare di siti che si dichiarano Milanisti, mi rendo sempre più conto, amaramente, che per molti conta molto più il proprio punto di vista fino ad arrivare a sperare (credetemi l’ho letto) che il Milan perda pur di dire “avevo ragione io!”
Non giudico certi personaggi (chi sono io per farlo?) ma permettetemi di dire che sono lontani, secondo me, anni luce dall’essenza della parola APPARTENENZA.

Detto tutto ciò sappiate che questo “malato di mente” si sente più vicino ed attaccato al suo Milan dopo la scofitta con la Juve che non nella vittoria in SuperCoppa contro gli “odiati” cugini.

Se siete arrivati a leggere fino a qua, vi ringrazio di cuore per non avermici mandato prima.
Vi chiedo solo di perdonare chi, come me, vive una scofitta del Milan come una sconfitta propria perchè un giono giurò “…fino a che morte non ci separi” ed oggi non se la sente di rinnegarlo perchè il proprio io ne esca “pulito”

Momento delicato

Posted: 06/02/2012 by maxsenior in Allenatori, Considerazioni, Tattica

ndrriceviamo e pubblichiamo

Inutile nascondersi, il momento è delicato. Bisogna fermarsi, Allegri deve fermarsi e riflettere.
Così non andiamo avanti, è chiaro e lampante.
Ora più che mai il Milan ha bisogno della forza del gruppo, di coesione e di idee.

Guardando però la partita col Napoli non si può stare tanto tranquilli.
La squadra è sulle gambe, giocano praticamente gli stessi da non so più quanto tempo.
Troppe lacune tattiche, un gioco che stenta a decollare, partite che non si sbloccano senza l’inventiva di Ibrahimovic.

Le attenuanti ci sono e non sono da poco.
Alla luce del sovraffollamento dell’infermeria serviva qualcosina in più di Muntari per puntare a ripetersi.
L’infermeria, già, quegli infortuni che non ci danno pace (chiedere a Pato), infortuni che stanno seriamente minando la stagione rossonera.

Va anche detto che il Mister ce la mette tutta per complicarsi la vita.
Un Mister per cui provo simpatia e riconoscenza, ma che deve levarsi le bende dagli occhi.
Dopo Novara-Milan pensavamo che il buon Massimo ci fosse riuscito, ed invece eccoci di nuovo con la solita solfa: Emanuelson trequartista, e tutto quello che ci sarebbe da di dire già si è detto.

Maurizio Mosca l’anno scorso avrebbe detto “Aaaaah come gioca Robinho”, oggi noi vogliamo cambiare solo il tempo del verbo, da presente ad imperfetto.
Non parlo così soltanto per i gol che il brasiliano puntualmente sbaglia, visto che anche l’anno scorso ne avrebbe tranquillamente fatti 20 se la mira non gli fosse stata nemica più di una volta.
Mira a cui Robinho non sta tanto simpatico nemmeno quest’anno.
L’anno scorso Robinho partiva largo e cercava appoggio su Ibrahimovic, adesso è il contrario.
Non vediamo svariare più il numero 70 sugli esterni, nemmeno quando è chiamato a fare il trequartista.

Gioco sugli esterni praticamente inesistente, che se unito ai ritmi blandi di Thiago & co. rendono la squadra prevedibilissima.
Insomma, caro Mister, sfido la Juve a giocare senza Chiellini, Pirlo e Marchisio, come il Milan gioca senza pedine fondamentali quali Cassano, Boateng e Gattuso (tutti titolarissimi nei paini di Allegri) ma anche lei non ci metta del suo.
Abbiamo un talento in panchina, quell’italo-egiziano che fino a qualche giorno fa veniva considerato un fenomeno, abbiamo preso Maxi Lopez, che, pur non essendo un fenomeno, può dare profondità alla squadra, e tenerla su.
Facciamoli giocare, no?

La squadra è in involuzione, sia dal punto di vista atletico che da quello del gioco.
Febbraio è stato definito dallo stesso tecnico toscano, come mese cruciale per il futuro del Milan, e onestamente, se il buongiorno si vede dal mattino, preferisco non arrivare alla sera

Giovanni

Il Milan di Allegri

Posted: 02/02/2012 by maxsenior in Allenatori, Considerazioni, Tattica

ndrriceviamo e pubblichiamo

 

Guardando il Milan di Allegri mi viene naturale paragonarlo ad alcuni Milan del passato, seppur recente.
Figura cardine del Milan di Ancelotti, che vinse praticamente tutto, fu il trequartista.
Già, il numero 10, quel giocatore che oggi non abbiamo, quel giocatore che fa la magia, che pesca il sette da fuori, che fa il filtrante o l’assist decisivo.

Boateng viene utilizzato più da incursore che da trequartista, e possiede qualità non esattamente corrispondenti a quelle di un Rui Costa o di un Kakà.
Questa è la ragione che spinge Allegri a far arretrare Ibrahimovic di diversi metri dalla sua area di competenza.

Potrebbe pure essere considerata una mossa tattica logica, fruttuosa, ma contro squadre che si chiudono, ciò di cui si ha bisogno sono i centimetri (di Ibra appunto) in area di rigore.

Penso però che sia inutile negare che questo Milan sia carente di qualità, e se consideriamo che abbiamo perso un giocatore importante come Aquilani la situazione in termini di gioco precipita.
Solo che, se non arretra Ibrahimovic, chi può “fare gioco” in questa squadra? Van Bommel?

L’olandese sicuramente, è uno dei più in forma, ma non ha nelle corde le giocate del regista, tant’è che nello schema di Allegri funge da schermo per Thiago & co. A Nocerino di certo non si può chiedere questo tipo di giocate, anzi, non possiamo chiedergli di più, visto che si sta dannando l’anima ed i numeri parlano per lui.
Robinho sembra il cugino di terzo grado del giocatore visto l’anno scorso, sia che giochi davanti o qualche metro più indietro.

La scelta di chiudere con Pirlo ha una sua logica (idee di Allegri, contratto pesante), la scelta illogica e sconsiderata, è quella di aver deciso di non sostituire degnamente il giocatore

Giovanni